Make a Shift Il magazine di Studio Shift

Unlock Your Sprint Design Festival: progettare con e per le reti, mettendo in dialogo competenze e generazioni differenti

Unlock Your Sprint – Design Festival si è svolto il 16 e 17 gennaio 2026 presso il Collegio Carlo Alberto di Torino, all’interno del percorso Unlock nella cornice di Città dell’Educazione 16+, con un obiettivo preciso: rafforzare la capacità delle reti territoriali di intercettare, agganciare e orientare i giovani tra i 16 e i 29 anni, in particolare quelli che si trovano “sulla soglia” – in una fase di stallo, di ricerca o di ridefinizione del proprio percorso.

Il Festival, promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo e progettato e condotto da Studio Shift, non è stato pensato come un semplice momento di ideazione, ma come uno spazio di lavoro strutturato in cui mettere alla prova soluzioni concrete, capaci di dialogare con l’ecosistema esistente e di evolvere oltre la fase prototipale.

In un contesto in cui i percorsi verso il lavoro sono sempre più frammentati e non lineari, la domanda di base non era “quali opportunità creare?”, ma piuttosto: come possiamo rendere più accessibili, leggibili e attivabili quelle che già esistono? E come possiamo progettare strumenti e servizi che sappiano davvero connettere giovani e territorio?

Oltre cinquanta partecipanti – tra progettisti, operatori del mondo sociale, giovani e professionisti dell’innovazione – hanno lavorato per due giornate intensive su cinque brief progettuali costruiti a partire dalle How Might We Questions emerse da una precedente fase di ricerca desk e field.

Il metodo Design Sprint in chiave Unlock

Per l’occasione Studio Shift ha applicato il proprio format di Design Sprint, ri-calibrato su un quadro già definito dalla fase di ricerca (map & target), orientando il lavoro all’elaborazione delle soluzioni (sketch & decide) e rendendo più rapido e consapevole il passaggio dall’intuizione alla proposta progettuale.

Sui tavoli sono stati predisposti diversi tool progettuali mirati: le personas emerse dalla ricerca, l’albero delle idee per esplicitare il passaggio dal problema alla soluzione, la value proposition per chiarire destinatari e posizionamento, le cartoline delle idee per definire funzionamento, risorse e condizioni di implementazione, e il viaggiatore nel tempo per verificare l’evoluzione della proposta rispetto al target a cui si rivolge.

I team di lavoro sono stati supportati nel rendere più chiare le scelte progettuali e nel verificarne coerenza e fattibilità attraverso momenti strutturati di confronto con tutor, mentor ed esperti (clinics). Allo stesso tempo, la configurazione interdisciplinare e intergenerazionale dei gruppi ha permesso a solver, operatori del sociale e giovani – inclusi giovani “sulla soglia” – di affrontare congiuntamente lo stesso problema, mettendo in relazione competenze, saperi ed esperienze differenti. Linguaggi, riferimenti culturali e modalità di lettura del lavoro si sono così intrecciati in un confronto reale, restituendo proposte più solide e contestualizzate.

La giuria e le proposte vincitrici

Le dieci proposte sviluppate durante il Festival sono state presentate in una sessione pubblica di pitch e valutate secondo criteri di qualità e coerenza rispetto agli obiettivi di Unlock, grado di innovazione e implementazione, e potenziale impatto nel tempo.
La giuria era composta da Marzia Sica, Responsabile Obiettivo Persone – Fondazione Compagnia di San Paolo; Michele Osella, Head of Innovation – Fondazione Compagnia di San Paolo; Elena Giunta, CEO e Head of Design – Studio Shift; Raffaella Nervi, Referente regionale orientamento – Regione Piemonte; Monica Lo Cascio, Direttrice Area 1 – Città di Torino; Cristina Biella, Cultural Project Manager – KERNEL Studio Società Cooperativa.

Tra le dieci idee emerse, NEMO Cosa vuoi fare da grande? e JOBX Orienta. Prova. Lavora. sono state selezionate come vincitrici.
In particolare NEMO affronta un problema ricorrente, quello della frammentazione dell’informazione. Opportunità formative, offerte di lavoro, bandi ed eventi sono spesso dispersi su canali eterogenei e difficili da interpretare. La soluzione proposta è un assistente di orientamento basato su intelligenza artificiale, concepito come interfaccia conversazionale capace di tradurre bisogni e aspirazioni in criteri di ricerca dinamici. Attraverso un matching semantico, NEMO svolge una funzione di mediazione, facendo emergere opportunità meno visibili e collegando l’utente ai touchpoint reali del territorio. L’orientamento diventa così un processo iterativo e personalizzato.
JOBX sceglie invece di riportare l’orientamento dentro l’esperienza concreta. Il modello si fonda su brevi task lavorativi reali proposti dalle aziende: micro-esperienze modulari in cui giovani e imprese collaborano alla risoluzione di problemi effettivi. Accompagnati da figure di orientamento, i partecipanti possono leggere e valorizzare le competenze emerse, trasformando l’esperienza in un passaggio attivo del proprio percorso. La proposta lavora sulla dimensione relazionale e intergenerazionale, riducendo distanze e favorendo uno scambio più equilibrato tra generazioni.

Entrambe accederanno a un percorso di accompagnamento alla messa a terra del valore equivalente di 5.000 euro in servizi, realizzato da Studio Shift in collaborazione con KERNEL Studio Società Cooperativa. Fondazione Compagnia di San Paolo si riserva inoltre la possibilità di valutare un ulteriore sostegno economico per le fasi successive di implementazione.

Oltre le idee: cosa emerge e cosa resta

Da questa esperienza emerge con chiarezza che l’attrattività dei servizi per i giovani non dipende necessariamente dall’introduzione di strumenti radicalmente nuovi, ma dalla capacità di ripensare l’ecosistema in cui si collocano e le modalità attraverso cui vengono resi accessibili. Le idee proposte, anche oltre le due selezionate, hanno lavorato su nodi molto concreti: la frammentazione delle informazioni, la distanza percepita tra giovani e imprese, la difficoltà di tradurre competenze informali in valore riconoscibile, la necessità di dispositivi relazionali capaci di agganciare prima ancora che orientare. In questo senso, il Festival ha funzionato come un vero e proprio campo di ricerca e osservazione, lavorando su questioni rilevanti: dove si interrompe il percorso oggi? Dove si crea distanza tra opportunità e giovani? Quali passaggi hanno bisogno di essere ripensati?

Il confronto tra competenze e generazioni differenti ha ampliato la lettura del tema, mettendo in discussione rappresentazioni spesso implicite del lavoro: l’idea di stabilità come unico orizzonte desiderabile, la paura del rischio, la gestione dell’errore, il rapporto tra aspettative individuali e possibilità reali offerte dal territorio. Non è stato un dibattito teorico, ma un confronto operativo che ha costretto le proposte a misurarsi con immaginari diversi e con responsabilità condivise.

Ciò che resta non sono solo i progetti, ma una modalità di lavoro: progettare con e per le reti, coinvolgendo chi nei servizi opera e chi quei servizi li attraversa.

Il percorso di accompagnamento che si avvia per NEMO e JOBX rappresenta la prosecuzione di questo processo e la sfida di verificare, nel contesto reale, la solidità delle proposte emerse e la loro capacità di generare relazioni tra giovani, imprese e territorio.

13 Marzo 2026

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